Carla Piccinini
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Voglia di vento

Vorrei sferze di vento
per sgombrare il cielo
e destarmi dal sopore.

Vorrei la sua fresca follia
nel mondo oppresso
da sogni caduti.

Vorrei il suo volo
per cacciare le nubi
da menti e cuori.

Vorrei la sua libertà
per sciogliere i miei lacci
e partire verso nuovi mondi.

 

A Firenze

Pare ti debba una poesia,
Firenze, arte fatta città!
Come potrei dimenticarti,
quando tutto mi chiama a te?
S'alza, fiorito, a invitare
il campanile di Giotto
e l'ampia cupola del Duomo,
stagliata rosea nel cielo,
segnala da lontano le tue meraviglie.

E allora, in sogno, vengo a te:
cammino per le tue vie,
tra turisti a frotte, e cerco
con lo sguardo le eleganti facciate
dei tuoi antichi palazzi,
i portali, le logge, i cortili...
Con rinnovato stupore,
m'arresto davanti alle chiese;
dopo aver ammirato l'esterno,
m'inoltro nelle navate
e ne scopro gli elementi preziosi.
A S. Maria del Fiore mi manca
la Pietà di Michelangelo,
presso la quale un tempo sostavo
in contemplazione; mi consolano
gli angeli delle Cantorie
e lo sguardo assorto di Dante.
Vado poi a riverire i Grandi
in Santa Croce ad estasiarmi
alle scene del Beato Angelico
in San Marco, a S. Maria Novella...
Non vorrei mai fermarmi,
ma anche davanti alla bellezza
bisogna riprender forza.
E salgo allora a riposarmi
a piazzale Michelangelo;
siedo nei giardinetti
e provo a chiuder gli occhi
per non guardarmi attorno.
La sosta è breve: la città,
stesa, nitida ai miei piedi,
come sirena alza un canto
cui non si può resistere.
Lo sguardo scorre incantato
lungo il fiume e tra le case,
riconosce cupole e campanili,
torri, ponti, monumenti.
Vorrei subito tornare più,
ma lì accanto attende S. Miniato:
un invito che non si può rifiutare.
Suonavano Bach, all'organo,
quando vi fui l'ultima volta:
più efficace scese su di me
la benedizione del grande cristo
dall'abside e più edificanti
mi parvero le Storie di San Benedetto
di Spinello Aretino nella Sacrestia.
Per viali ombrosi scendo poi
a Boboli e mi ristoro nel verde,
tra aiuole fiorite, fontane e statue.
Posso quindi immergermi
nel mondo della pittura:
in palazzi e gallerie,
in cappelle e sacrestie...
e godere bellezze senza fine.
É tempo di concludere il sogno,
conserva però, negli occhi e nel cuore,
l'immagine di tanti dipinti,
ognuno mirabile nel suo stile;
incanto che permane nel ricordo.

Solo parte delle tue meraviglie,
Firenze, ho ammirato;
molto mi resta da vedere.
Non mancherò all'invito,
che sento anche da lontano.
Hai troppi tesori per restare
sola a goderli: chi ne ha notizia
non può che sentirne il richiamo.
Così tornerà sul Lungarno
ad osservare i colli azzurrini,
tra le botteghe preziose di Ponte Vecchio,
dei mercati fervidi di voci e colori,
nelle piazze e nelle vie signorili,
nelle strade più umili e antiche...
tornerò a palpitare con te
e con la tua fiera gente,
che vive nell'arte e nella storia.

Parole solenni di Grandi
si levan dall'Arno;
antiche canzoni vengono
da ville e paesi vicini,
voci di popolo e Signori,
Firenze, risuonano nell'aria
fiorita di nubi bianche
simili ai tuoi gigli ...:
un cantico di gloria
che s'espande e conquista.

 

Mare

Forse perché mi assomigli
t'amo, mare!
Sempre uguale
e sempre diverso;
sintesi delle più opposte
qualità,
tutto aperto eppur
misterioso ,
avvinci e respingi.
Vorresti accogliere tutti
nella tua fresca tenerezza,
ma non sopporti
ciò che è futile
e guasto e laido.
Ti vesti d'argento e d'oro,
di preziose candide
spume,
ma più ami giacere
tranquillo
e cullare gli amici
gabbiani,
e dar pace serena
a chi ti contempla.
Generoso offri i tuoi tesori
agli uomini tutti,
ma non te ne sono grati,
non sanno ben usarli
né condividerli.
Tu splendido attendi
e tutto ti doni
in bellezza.

 

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