Eliude Santana

 

FRENESIA

Toccai il cielo con le dita

per aprire le tende

una goccia di luna

toccò le mie labbra;

Pensai,

che sapore dovesse avere

il brillo della luna!

Vidi il mare bere la luna,

la terra mangiare il mare.

Vidi l’attimo passare invisibile

la paura annegarsi nel vento

smeraldo

La notte camminare nel buio

Illuminato

Udii il rumore fastidioso

del silenzio

Vidi nelle parole il suono

che non udivo;

nella chimera, l’incesto dei fiori

Osservai la vita

che moriva dai dolori;

Con la partenza della fine,

sentii la stessa gioia dell’inizio.

Poi, vidi un angelo perduto

Nel mare

Dalla barca dei sogni

vidi il mare sputare il sole

la terra vomitare la luna,

la paura dondolare il vento

sparire

Ah! Com'è dolce sognare…

Soltanto i sognatori sanno vivere…

e morire!

 

 

IL FINE DELLA MORTE

Feci inchinare davanti a te, saggi e inetti

fosti l’abitazione d'ogni vivente

a proposito delle vite falciate

delle mattine offuscate dalle lacrime

spalancasti con sarcasmo i tuoi sorrisi canini

e davanti alle tragedie pungenti

hai sfilato in monumentale cavalcata,

dispensando desolazione e orrore .

Fino a dove andrai? Fino a quando sarai imbattibile?

Quando le bocche torneranno a sorridere il sorriso eterno

spento da te,

quando tornerà l’euforia delirante dei monti gelati

e la valle della tua ombra non ci darà più timori?

Quando le culle non delineeranno un cataletto

ne i passi dei giovani s'interromperanno?

Hai messo fine ai propositi umani, spogliasti dai beni terreni

livellaste allo stesso piano le categorie sociali

ci rovesciasti sulla terra

come le acque che non si possono raggiungere

Nessuno non ha mai trattenuto il vento;

nessuno non ha mai superato la tua presenza.

Tu fosti la porzione di tutti

colui che sbandando dal sentiero dell’intendimento

ebbe nel santuario dei morti il suo riposo

Ti sdraiasti addosso alle vite e fuggisti come un’ombra

la memoria dell’iniquo svanisce con te

ma le opere dei giusti, queste rimarranno.

Sei, a volte, desiderata

da quei consumati dal dolore;

Tu li strappi dal mal venturo

poiché il tuo freddo sulle piaghe, intorpidisce

e le ferite, dopo di te,

non dolgono più

Nell’ombra funesta che su di noi adagi

riscatti la fine di chi a te è venuto

Vorresti far prevalere la tua validità

ma la forza dell’onnipotente ti dominerà .

Con un soffio ferirà la bestia indomabile

Che nel profondo abisso di fuoco

Precipiterà!

 

Eliude Santana

 

Torna all'indice delle poesie