Sa dinverno inoltrato
eppure non č
questaria
di primo mattino
e guardo non molto lontano
il pettirosso
beccare
nel campo di grano
lontano
da te mia cittā
migliaia di chilometri
in fretta mi vesto
il mio destino
proletario
continua
il dovere
mi chiama
non ho alcun diritto
di correre libero
lā tra i papaveri
...e intanto il tempo passa
coprendo di noia
le mie inutili ore
di attesa .
Luciano Somma
13 gennaio 2000
Mi tuffo
nelloceano profondo dei tuoi occhi
diamanti incastonati nel tuo viso
bambolina di carne
tenera come il petalo dun fiore
sbocciato allimprovviso
fulmine dun giorno
di nuovo sole
proposta dalba chiara
Cristina adesso.
Lultimo palpitare
delle foglie
che qui in montagna
assumono colori
dai toni accesi
vivi come lampe
portano leco assurda
della tua voce padre
duro come una roccia
muscoloso
tu da generazioni taglialegna
sembravi senza tempo .
Ero legato a te
come un ramo alla quercia
ed ora sono solo
nella foresta
del tuo ieri vissuto
in questo immenso.
ma parleremo ancora
ti sentiro
nellaria immacolata
presente
tra i colori dellautunno
nel nostro paradiso
di silenzio .
la frode
di questi falsi baci
č una perfidia
che consumiamo
quotidianamente
letale e larma
dellipocrisia
alibi assurdo
dellincomprensione
(quando mai ceravamo capiti?)
per nascondere
lindifferenza
di frasi fatte e gesti sempre uguali
imprigionati
in una gabbia invisibile
che suona quasi come una condanna
al nostro modo
di apparire ed essere
senza dialogo
tra ostinati silenzi
al di lā
di ogni ragionevole dubbio
la certezza
di sopravvivere
in una cattedrale dapatia
nei lunghi deserti di noia
col ritmico ansimare del respiro
nel camminare insieme
č solo un miraggio la memoria
rimpiango
lignara crudeltā dellinnocenza.
Luciano Somma